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Paragrafo 1 . La metafora della luce.

     
La  luce  forse la metafora pi antica usata per indicare ci  che
fa  apparire le cose e, quindi, le fa esistere. La luce   ci  che
trasforma  Siddharta in Budda, come la luce  la prima cosa  creata
dal Dio della Bibbia e costituisce lo scenario per la creazione  di
tutte  le cose, e ancora luce e fuoco  il Lgos che, per  i  primi
filosofi  greci, consente di svelare l'Altheia. Nascere   "venire
alla luce". L'espressione massima di questa metafora si ha nel mito
dalla  caverna  di  Platone, dove il processo  della  conoscenza  
indicato come un progressivo passaggio dalle tenebre alla luce  del
Sole che illumina l'universo mondo.
     La  luce  del  Sole  la luce dell'Essere di  cui  la  ragione
dell'uomo  solo riflesso o, al massimo, una scintilla.
     Nel  diciassettesimo secolo l'uomo comincia  a  possedere  una
luce  propria,  pi  o  meno  brillante,  ma  che  costituisce  una
caratteristica  della  ragione umana:  il lumen  naturale  di  cui
parla Descartes, che, all'interno del soggetto, prende il posto  di
quel  Sole  esterno  e illumina il Tutto;  il fioco  lume  di  una
candela  che,  per Locke, "fa abbastanza luce per  tutti  i  nostri
propositi", per conoscere quello che l'uomo pu conoscere.
     Anche  nella  metafora della luce opera quella  "rivoluzione",
quella  rotazione  di centottanta gradi, che ha  caratterizzato  la
nascita  della filosofia moderna ed ha reso naturale  ci  che  era
sovrannaturale.  Non si cerca pi, quindi, la  guida  di  una  luce
esterna e divina, dal momento che la luce, poca o tanta che sia,  
dentro di noi.
     Per  uscire dalla metafora possiamo ricorrere alla celeberrima
definizione  di  Kant:  "L'illuminismo  l'uscita  dell'uomo  dallo
stato  di  minorit che egli deve imputare a se stesso. Minorit  
l'incapacit di valersi del proprio intelletto senza la guida di un
altro.  Imputabile a se stesso  questa minorit, se  la  causa  di
essa  non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza  di
decisione  e  del coraggio di far uso del proprio intelletto  senza
essere  guidati  da  un altro. Sapere aude!  Abbi  il  coraggio  di
servirti  della  tua  propria  intelligenza!  E'  questo  il  motto
dell'illuminismo"(1).
     
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I philosophes.
     
Nel  diciottesimo secolo l'immagine della luce  presente in  quasi
tutti  gli autori: Denis Diderot parla di "fiaccola la cui luce  si
spande lontano nell'aria"; Jean-Jacques Rousseau invita l'umanit a
"dissipare  con  i  lumi della ragione le tenebre  nelle  quali  la
natura  l'aveva  avvolta"; Antonio Genovesi nota,  nel  1753,  come
ormai  "niuna parte o poche in Europa fussero rimaste, le quali  da
questo  nuovo  lume  di  ragione  non  fussero  state  illuminate";
Giambattista  Vico  definisce  il  Settecento  come   "questa   et
illuminata"(2). E le parole che, nelle diverse lingue,  definiscono
questo  nuovo movimento di pensiero e, pi in generale, quest'epoca
intera  sono  tutte  costruite  sul  termine  luce:  Enlightenment,
Aufklrung, Illuminismo, Les lumires.
     Ma,   quando   parlano   di  s,  gli   illuministi   francesi
preferiscono chiamarsi philosophes ("filosofi").
     Sembra  ripetersi  la vicenda dei sofisti: l'illuminista  che,
come  il  sofista, si definisce "sapiente" e "filosofo"  destinato
ad  essere malvisto nel mondo della filosofia ed a subire tentativi
di emarginazione, se non di espulsione, da quel mondo fondato sulla
ricerca della Verit. I philosophes sono stati considerati  empi  e
superficiali  dai  contemporanei e dai posteri e  -  nonostante  le
successive   revisioni  di  questo  giudizio   e   le   conseguenti
riabilitazioni  -  ancora oggi  presente  una  tendenza  che,  pur
mettendone  in rilievo il grande contributo sul piano  culturale  o
politico,   ne  nega  al  tempo  stesso  la  rilevanza  filosofica.
"Illuminista"      diventato   in   qualche   modo   sinonimo   di
"giacobino"(3), cio di rivoluzionario, ma solo nel senso  politico
dovuto  al  legame con l'esperienza della Rivoluzione  francese,  e
senza  quella  dimensione  di  "totalit"  che  avevano  avuto   la
Rivoluzione  scientifica  e le grandi rivoluzioni  filosofiche  del
diciassettesimo secolo.
     La  difficolt  ad  accettare l'illuminismo all'interno  della
filosofia  dovuta proprio al fatto che esso fa emergere  un  nuovo
concetto  di  "rivoluzione"(4),  per  il  quale  non  sono  solo  i
contenuti della sapienza tradizionale a dover essere rovesciati, ma
  messa  in  discussione la concezione stessa della  filosofia.  I
grandi scienziati e filosofi del Seicento hanno fatto tabula  rasa:
ma  su  quel  piano che hanno liberato da tutti i pregiudizi  e  le
false  conoscenze del passato hanno costruito edifici molto simili,
per  la  struttura  e  il materiale usato,  a  quelli  che  avevano
distrutto.  Perdura inalterata la convinzione che la filosofia  sia
un  sistema che abbraccia e racchiude in s, in un legame organico,
tutto il sapere possibile.
     Per  gli illuministi, invece, anche la forma della costruzione
deve  essere nuova: non pi un grande castello fortificato,  ma  un
villaggio  in  cui ogni scienza, nella sua autonomia,  pu  trovare
domicilio.
